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QUANDO IL DISORDINE DIVENTA UN PROBLEMA?

Aggiornamento: 18 mar

Decluttering dalla A alla Z


Secondo articolo dedicato al percorso “Decluttering dalla A alla Z".

Il tema trattato è capire quando il disordine diventa un problema.


dISORDINE


Diciamo la verità avere la casa sempre perfetta e in ordine è praticamente impossibile. Abbiamo una vita frenetica le giornate sono piene e tenere tutto sotto controllo può diventare estenuante più che piacevole.

 

Il giusto sta nel mezzo, non va bene essere maniacali ed ambire alla perfezione come non fa bene trascurare troppo.

 

Un moderato disordine è un aspetto presente della vita quotidiana e tutto va bene finché è sotto controllo e facilmente gestibile. Il problema nasce quando diventa caos, quando interferisce con la funzionalità degli spazi abitativi impattando negativamente sulla salute mentale, sulle relazioni e sulla produttività.

 

Come esperta di organizzazione so quali sono le avvisaglie che indicano quando si superano i limiti e quando il problema, se trascurato per lungo tempo, può diventare serio.


ATTENZIONE A QUESTI SEGNALI

 


ATTENZIONE A QUESTI SEGNALI

 

Difficoltà a trovare le cose

Il primo segnale ad indicare che uno spazio è sovraffollato e disorganizzato è quando diventa difficile trovare gli oggetti di uso quotidiano.

Oltre alla frustrazione di non trovare ciò che si cerca si perde tempo inutilmente e spesso anche denaro poiché costretti a ricomperare l’oggetto “sparito”.

 

Stress e ansia

Un altro indizio è quando il disordine crea una sensazione di sovraccarico e gli spazi vengono percepiti claustrofobici andando ad impattare sul proprio benessere mentale ed emotivo creando quindi uno stato di ansia e stress.

 

Difficoltà ad utilizzare gli spazi

Il disordine riduce lo spazio vitale e compromette la funzionalità degli ambienti. C’è anche difficoltà per muoversi liberamente e per svolgere le normali attività quotidiane.

 

Impatto sulle relazioni

Si creano spesso tensioni, conflitti e risentimenti con i famigliari, i coinquilini e con i colleghi se si tratta degli spazi lavorativi.

 

Isolamento sociale

Il disordine crea un sentimento di vergogna, imbarazzo e disagio fino al punto di limitare la vita sociale ed evitare di fare entrare gli altri nella propria casa.

 

Distrazione

Il caos distoglie l’attenzione dalle attività quotidiane influenzando la produttività e la concentrazione. A causa di questo ci sono ritardi nelle proprie responsabilità, nel gestire gli impegni e le scadenze.

 

Resistenza al cambiamento

C’è difficoltà nell’eliminare gli oggetti anche quando non sono necessari.

 

Difficoltà a pulire casa

Più oggetti si possiedono, più il disordine riempie gli spazi e più è impegnativo pulire e sistemare. In questo caso spesso, pensando che non ci sarà mai fine, la tendenza è quella di procrastinare e lasciare andare ancora di più la situazione.

 


SOLUZIONE



sOLUZIONE


  1. La prima cosa da fare è riconoscere i segnali ed esserne consapevoli aiutandosi anche con alcune domande: “perché si è creata questa situazione?”, “come migliorerebbe la mia vita se cambiassi?”, “se non avessi questo problema mi sentirei meglio?”.

  2. Il secondo passo è diminuire gli oggetti che si possiedono liberandosi di ciò che è inutile. Questo passaggio è fondamentale, non bisogna fare l’errore di organizzare il disordine perché sempre disordine rimane e il risultato sarà di avere sprecano tempo ed energia per qualcosa che non soddisferà lo scopo.

  3. Solo dopo avere terminato il punto uno e due si possono adottare le giuste soluzioni organizzative.

 


CONSIGLI


Pensa pianifica agisci


Molte persone intervengono sul disordine soltanto quando si rendono conto che la situazione è arrivata al limite e spesso non sanno da che parte cominciare, come cominciare, vengono presi dalla paura di imbarcarsi in un’impresa titanica, di non potercela fare e invece di risolvere il problema vengono sopraffatte dall’ansia fino a cadere in uno stato di depressione.


Come abbiamo visto precedentemente nel primo punto essere consapevoli e quindi accettare che il disordine è un problema, è fondamentale.


Io consiglio di avere fiducia in quello che si sta facendo, avere pazienza e non mollare al primo ostacolo.

Il percorso di decluttering e riordino può essere lungo. Questo comporta quindi avere la volontà di cambiare le proprie abitudini allenandosi ogni giorno a adottare una serie di azioni e comportamenti nell’organizzazione della casa e a ritrovare equilibrio.


Affrontare queste sfide richiede una pianificazione attenta, auto-comprensione, determinazione e, in alcuni casi, potrebbe essere utile coinvolgere un professionista per fornire supporto e aiuto. Il Professional Organizer può essere una risorsa preziosa per affrontare le difficoltà legate ai punti che abbiamo visto sopra e per sviluppare strategie personalizzate.

 

In questo articolo non ho voluto parlare del disturbo da accumulo compulsivo poiché è una patologia che deve essere trattata e curata da uno psicologo e non rientra nelle mie competenze. In questi casi il Professional Organizer può subentrare in collaborazione e a supporto dello specialista che ha in cura il soggetto ma non può agire di sua iniziativa. Bisogna fare attenzione e diffidare da chi invece sostiene il contrario.

 

Se hai trovato interessante l’articolo e vuoi seguire il percorso “Decluttering dalla A alla Z” ti suggerisco di iscriverti al blog per non perderti tutte le novità.


Ti aspetto il prossimo mese con la terza parte, l’argomento sarà “Disordine: nella mente come in casa.”




A presto!







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